Gaetano Quagliariello e i servizi segreti

Gaetano Quagliariello e i servizi segreti

[...] Non sono più le sciabole incrociate degli ultimi giorni ma il conflitto è ancora aperto. Il "falco" finiano, Carmelo Briguglio tre giorni fa ha attaccato Il Giornale (che ha avviato l'inchiesta sulla casa di Montecarlo della quale, accusa il deputato di Fli, si occupa una firma "che contiene il cognome di un noto direttore dei servizi segreti". Coincidenza, omonimia o parentela?") e parlato di "pezzi deviati dei Servizi" che avrebbero spiato gli uomini vicini al presidente della Camera (Gianfranco Fini). Ieri, il vicecapogruppo dei senatori Pdl, Gaetano Quagliarello, ha ribattuto: "Si può anche non gradire o non apprezzare un'inchiesta giornalistica, ma "buttarla in caciara" confondendo le carte non è un comportamento serio. Se Briguglio ha altre informazioni le comunichi al Copasir. In caso contrario sottragga la sua voce al coro dei professionisti del depistaggio".
Risponde Briguglio: "Ho parlato a lungo al Copasir in merito a deviazioni di pezzi dei Servizi e, di recente, anche di preoccupanti anomalie in merito alla permanenza nei Servizi di uomini dell'intelligence inquisiti per reati gravissimi".

Mauro Favale, La Repubblica (13/08/2010)

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sabato 19 dicembre 2015

La ragazza di Piero Armenti e la casa del duende | Henri Charriere, alias Papillon, a Sabana Grande - Caracas

Henri Charriere descrive, nel suo libro Papillon, il popolo venezolano come "affascinante e superstizioso". La tipa di Piero non faceva eccezione, anche lei aveva le sue credenze magiche e superstiziose. Una di queste credenze riguardava uno spirito selvatico, una sorta di elfo, chiamato duende.
Con i suoi "hermanitos" si recava regolarmente in una casa abbandonata sul monte Avila, la casa del duende, restandovi alcuni giorni. Da quello che mi diceva, il suo era un modo per ricaricarsi: è risaputo che il contatto con la natura ha effetti benefici sull'organismo, anche se la gente che frequentava aveva lo sballo come massima aspirazione.
La prima volta che la ragazza di Piero mi parlò della casa del duende, e della necessità di staccare da Caracas, ci stavamo frequentando da poco. Ci saremmo separati per qualche giorno perché per lei quello spazio era importante. Mi aveva anche  tranquillizzato: gli "hermanitos" la rispettavano; ma la situazione nel complesso non mi piaceva. E non per me, ma per lei.
Col tempo ho capito che quei personaggi poco credibili certamente la rispettavano, quando era sobria e cosciente. Ma non c'è dubbio che quelle riunioni in luoghi appartati avessero una finalità puramente manipolatoria nei suoi confronti. Quando la gorda ritornò a Caracas notai che aveva una cicatrice su un gluteo. La mia esperienza mi diceva che quella ferita se l'era procurata cadendo sull'estremità di un ramo. Dal tipo di taglio capivo che la tipa di Piero non aveva i pantaloni quando se l'era procurata. Alla domanda su cosa le fosse accaduto mi rispose che non se lo ricordava.
Non molto tempo dopo, venni a conoscenza del fatto che alcuni "hermanitos" erano figli casuali di militari italiani (della Marina Militare, se ben ricordo), di padri che non avevano mai conosciuto. Altri hermanitos avevano origine europea (Spagna).  In effetti avrei potuto anche arrivarci da solo: costoro esibivano fisionomie piuttosto familiari, il fatto che fossero dei figli di puttana lo avevo già capito, restava solo da stabilire fino a che punto...

Henri Charriere, scrittore di Papillon, a Sabana Grande - Caracas

domenica 12 gennaio 2014

La ragazza di Piero Armenti e quei finti sballati degli "hermanitos": una favola moderna a Caracas

Nella prima metà di ottobre del 2005, M mi parlò di una gita a El Junkito, con Piero Armenti, la sua ragazza e il gruppo di amici di quest'ultima: un'insolita accozzaglia di teppistelli dark che lei chiamava affettuosamente "los hermanitos" (i fratellini).
El Junkito si trova su una montagna appena fuori Caracas, credo che il pueblo fosse a più di mille metri d'altezza, infatti lì c'è spesso la nebbia ed è decisamente più fresco che a Caracas. Inoltre, ci sono diversi maneggi, dove si può cavalcare o uscire con i cavalli per fare una passegiata in montagna.
Procedendo su per le montagne si raggiunge Colonia Tovar, ridente paesino fondato nientemeno che da Agustin Codazzi, geografo puttaniere, con una colonia di circa 150 tedeschi. Colonia Tovar è piuttosto rinomata perché anche sulla montagna la foresta rimane rigogliosa e trovi queste casette in stile tirolese. 
Il gruppo di coloni tedeschi aveva la norma di non mescolarsi agli indigeni: i matrimoni misti erano vietati, e lo sono stati fino alla seconda guerra mondiale.
Tornando a M, mi aveva raccontato delle mirabolanti performance della ragazza di Piero Armenti, la quale prima di salire a cavallo si era inciuccata col suo gruppo di finti sballati. Poi era salita a cavallo ed era caduta, planando nel fango: quel giorno, infatti, aveva piovuto. Ma la ragazza di Piero Armenti si era impuntata e voleva per forza risalire a cavallo, così rotolò ancora nel fango. 
La ragazza di Piero Armenti dopo l'ennesimo atterraggio sul fango
Ad un certo punto "los hermanitos" si proposero di portarla ad un fontana per lavarla e toglierle il fango di dosso. Cosa che fecero come durante un rito collettivo: con grande senso di responsabilità.
Il racconto della gita a El Junkito terminò con "los hermanitos" che ripulita a dovere la ragazza di Piero Armenti, ripresero allegramente ad inciuccarsi per poi andare a cercare reperti ossei nel cimitero dei cavalli, da qualche parte nella foresta.