Gaetano Quagliariello e i servizi segreti

Gaetano Quagliariello e i servizi segreti

[...] Non sono più le sciabole incrociate degli ultimi giorni ma il conflitto è ancora aperto. Il "falco" finiano, Carmelo Briguglio tre giorni fa ha attaccato Il Giornale (che ha avviato l'inchiesta sulla casa di Montecarlo della quale, accusa il deputato di Fli, si occupa una firma "che contiene il cognome di un noto direttore dei servizi segreti". Coincidenza, omonimia o parentela?") e parlato di "pezzi deviati dei Servizi" che avrebbero spiato gli uomini vicini al presidente della Camera (Gianfranco Fini). Ieri, il vicecapogruppo dei senatori Pdl, Gaetano Quagliarello, ha ribattuto: "Si può anche non gradire o non apprezzare un'inchiesta giornalistica, ma "buttarla in caciara" confondendo le carte non è un comportamento serio. Se Briguglio ha altre informazioni le comunichi al Copasir. In caso contrario sottragga la sua voce al coro dei professionisti del depistaggio".
Risponde Briguglio: "Ho parlato a lungo al Copasir in merito a deviazioni di pezzi dei Servizi e, di recente, anche di preoccupanti anomalie in merito alla permanenza nei Servizi di uomini dell'intelligence inquisiti per reati gravissimi".

Mauro Favale, La Repubblica (13/08/2010)

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martedì 28 gennaio 2014

Il caso Filippo Sindoni: “Non si parli di vendetta” di Enrico De Simone, "La Voce d'Italia" - Caracas

CARACAS – “Nemici? Fu per 22 anni presidente di Casa Italia Maracay, ha speso tesori assistendo i più sfortunati, in particolar modo gli italiani. E’ arrivato perfino a pagare le cure in Italia a chi non se lo poteva permettere”. Mario Martinelli, stretto collaboratore di Filippo Sindoni, neanche vuol sentir parlare di una vendetta verso chi, dal nulla, ha creato un impero economico capace di “dare lavoro a mezzo stato Aragua”.


Sta agli investigatori stabilire perché l’imprenditore italiano conosciuto come “il re della pasta” sia stato ucciso, dopo appena tre ore dal suo sequestro, avvenuto verso le otto di sera di martedì a Maracay. La morte di Sindoni risalirebbe alle 23.30 di quello stesso giorno. I killer si sono accaniti su di lui, con spietata ferocia. Lo hanno imbavagliato, bendato, gli hanno legato polsi e piedi con nastro adesivo. Poi lo hanno picchiato selvaggiamente, torturato con tagli in tutto il corpo e, alla fine, il colpo di grazia con un colpo di pistola alla testa che lo ha trapassato da una tempia all’altra. “Abbiamo trovato persino il segno di due forti morsicature alle gambe – ha riferito ai giornalisti il procuratore generale Isaías Rodríguez. Pur non scartando alcun movente, Rodríguez giudica poco probabile l’ipotesi del sequestro: “I fatti si sono svolti in modo troppo rapido e violento. Se è stato davvero un sequestro, allora è stato un sequestro mal eseguito da parte di dilettanti. Noi stiamo lavorando su tutte le ipotesi, senza tralasciare alcuno scenario”. 

Filippo Sindoni


Sul fronte delle indagini, l’alto magistrato ha reso noto che sono nelle mani degli inquirenti il veicolo su cui viaggiava Sindoni al momento del sequestro, una Honda Accord, e tre identikit realizzati sulla base dei dati forniti da Jesús Soto, l’autista di Sindoni, l’unico testimone del sequestro e, in quanto tale, da ieri sottoposto a vigilanza speciale. L’industriale è stato rapito da alcuni uomini vestiti da poliziotti che hanno simulato un posto di blocco. L’ipotesi che quegli uomini – quattro in tutto – fossero dei veri agenti non è stata affatto scartata. Rodríguez ha reso noto che già nella serata di martedì aveva richiesto al ministro degli Interni, Jesse Chacón, il permesso di inviare una commissione d’indagine interna da Caracas alla polizia regionale di Aragua, affinché non fossero trascurate le verifiche del caso. Infine, un pensiero di cordoglio in memoria del defunto: “Filippo era un grande amico, una persona a me molto vicina, con la quale ho condiviso, nel tempo, tanti affetti”. Anche per questo, ha aggiunto, mi impegno a scovare e punire i responsabili.

Le spoglie di Filippo Sindoni saranno conservate fino a oggi in una camera ardente allestita presso la Casa d’Italia Maracay. Questo pomeriggio, alle ore 16, il vescovo della città, monsignor Del Prete, pronuncerà un’omelia in memoria del defunto. Probabilmente già domani i resti dell’imprenditore prenderanno il volo per l’Italia, dove saranno tumulati a Capo d’Orlando, nel messinese, il paese che, quasi 75 anni fa, gli diede i natali.
Pubblicato il 30 marzo 2006 da Enrico De Simone - 31/3/06

sabato 2 novembre 2013

La Voce d'Italia - Maracaibo, ucciso il capo dell'antisequestro, di Enrico De Simone | Kyong Mazzaro, improbabile blogger

MARACAIBO – Guglielmo De Franceschi, comandante del gruppo unificato antisequestri nello Zulia, cittadino italiano, è stato assassinato sabato sera da tre killer che lo hanno freddato mentre si trovava a cena in un locale pubblico. La Polizia Regionale ha parlato di “tentativo di rapina”, ma i testimoni non ci credono: quello a cui abbiamo assistito, affermano, è sembrato più un omicidio su commissione. L’ambasciata italiana, appresa la notizia, ha espresso il suo più profondo cordoglio per la perdita di un funzionario capace e leale, con il quale tante volte ha collaborato nei casi di sequestro che hanno coinvolto connazionali. Attualmente, De Franceschi – sposato con figli – rappresentava il contatto tra l’esperto antisequestri dell’ambasciata e le autorità venezuelane relativamente al caso di Giacomo Cunsolo, il cittadino italiano rapito a marzo nello Zulia.
Secondo quanto riferito dal quotidiano edito a Maracaibo “Panorama”, De Franceschi, da sei mesi comandante del Grupo Antiextorsión y Secuestros (Gaes) del Comando Regional número tres (“Core 3”), tenente colonnello della Guardia Nacional, è stato ucciso da dieci colpi d’arma da fuoco alle 8.50 di sabato sera, mentre si trovava in un locale di cucina araba del centro commerciale North Center di Maracaibo, poco distante dalla sede del Core 3. Testimoni hanno riferito che la vittima era arrivato da poco, in compagnia di una donna la cui identità non è stata resa nota. Jesús Alberto Cubillán, direttore della Policía Regional (PR), ha dichiarato che, al momento, si ritiene che De Franceschi sia vittima di un tentativo di furto da parte di soggetti che volevano impossessarsi del fuoristrada Ford Explorer con cui l’ufficiale si era recato sul posto. “A quanto sappiamo, De Franceschi è stato intercettato da diversi uomini mentre stava mangiando – ha detto Cubillán – presumiamo che gli hanno chiesto le chiavi dell’auto”. Ha quindi aggiunto che non è noto se il tenente colonnello, che era in borghese, abbia estratto l’arma di servizio, o se abbia tentato una reazione. Alcuni commercianti della zona, però, propendono per l’ipotesi del delitto su commissione: “Il fuoristrada si trovava piuttosto lontano dal ristorante, e gli assassini non hanno mai dato l’impressione di essere interessati al veicolo – ha detto un testimone. – Lo hanno preso per il collo, gli hanno sparato tra le costole e lo hanno terminato quando era steso per terra”. Un racconto assai crudo, che però non coincide con un’altra testimonianza secondo cui gli assassini non sono neanche scesi dalla loro auto; passando davanti al tavolo di De Franceschi lo hanno chiamato per nome, e al suo voltarsi lo avrebbero crivellato con almeno dieci colpi di pistola. La Guardia Nacional e Polimaracaibo – la polizia cittadina – non si uniformano al giudizio della PM, e parlano apertamente di furto o “sicariato”.

Kyong Mazzaro, improbabile blogger - agosto 2008